Visto che siamo in periodo di restyling di loghi istituzionali, ho deciso di dare il mio contributo da bravo cittadino coscienzioso.
Un trust di creativi, di là nel tinello, sta lavorando sul payoff. La traccia di partenza era:
Rai. Il nostro trapano a percussione, il vostro culo.
ma data la ridondante sovrapposizione semantica con la significanza iconica del logo, s’è deciso di percorrere strade più avventurose. Di seguito le proposte attualmente sul tavolo.
Rai. La vostra IRPEF, le nostre troie.
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Rai. Two girls one canone.
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Rai. Ao’, ma ‘sta cosa che sgobbate per pagacce un centone all’anno che ce servirà per procacciare mignotte, costruire ‘a piscina de Bbruno Vespa e riempivve er cervello de mmerda manipolatoria, servilismo, censura, culi e pubblicità ha der miracoloso! [Note: ok dialetto che fa presa ma troppo lungo, tagliare]
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Rai. La vostra passività, il nostro Klondike. [Note: si, mo’, Klondike. O cambiare la metafora geografica, o cestinare]
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Rai. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso…
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Rai. Cazzo apri gli scuri a fare che là fuori è pieno di negri. Dai su, fai il bravo e torna a sedere che ora s’aprono i pacchi.
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Rai. Ti facciamo vedere parecchia figa umiliata, dunque non ti puoi lamentare.
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Rai. Ormai è troppo tardi per spegnere il televisore. Guardati: sei un coglione frustrato impotente. Se spegni il televisore, diventi un serial killer. [Note: ehi ehi ehi, cominciamo ad esserci! “Se spegni la tv diventi un serial killer”: questo sì che funziona!]
3 weeks ago
Pliiiz elp auar cauntri
(Quanto al sapere chi sia il genio grafico che ha realizzato un lens flare che sembra il Rolex di Sauron, appoggio in pieno le ipotesi di causacrisi, ché il Casoria’s Touch mi pare inconfondibile. Anzi, le spingo pure un po’ più in là: e se il logo l’avesse realizzato proprio “la piccola grafica” di Portici per il suo “papino putativo”?)
3 weeks agoSpe’, com’era? Ah sì, “e basta con ‘sta storia del conflitto di interessi! Basta con ‘ste televisioni! Berlusconi vince perché sa parlare al paese!* Dobbiamo recuperare il contatto con la base!**”.
* In foto: Berlusconi mentre parla al paese.

** “Recuperare il contatto con la base”, nel linguaggio dei sempre più numerosi cosi di sinistra postmoderni che ormai Berlusconi ce l’hanno mutageno nel dna, significa generalmente robe tipo “dovremmo, come dire, in certa qual misura, nel rispetto delle regole eh, prender per buono l’agenda setting costruito dalle tv berlusconiane in sinergia con le sempre servizievoli questure e linciare un po’ anche noi il negro”.
3 weeks ago
Era un uomo.
Un candidato.
Un diggèi.
Un amico di noi ggiovani.
Un selfmade man con un passato in Publitalia, ehm, ma anche un compagno che voleva riportare la sinistra nella sinistra da sinistra. Era nientepopodimeno che il politico che “ha preso più preferenze nel Centrosinistra in tutto il Nord Italia” alle penultime amministrative. Era anche il vicepresidente del consiglio regionale piemontese: insomma un diggèi, ma anche uno che avercelo come amico può tornare utile, eh.
Era tutto questo. Aveva grandi aspettative. L’Europa ormai era sua. Era lì. Era a un soffio.
Poi però è arrivato Enrico Sola, aka Suzukimaruti, a scassare il cazzo a mezza internet coi suoi endorsement raffinatissimi in stile Chef Tony, misteriosamente disseminati di tanto petulanti quanto spocchiose palate di merda su Sinistra e Libertà. E l’operato del diabolico Gianduja degli spin doctors non tardava a sortire i suoi effetti: Placido, sebbene fosse ignoto ai più, cominciava a stare fatalmente sulle palle, mentre i simpatizzanti per Nichi Vendola si moltiplicavano come criceti in amore.
Poi è finito il tempo delle chiacchiere, ed è venuto quello delle urne.
E Roberto Placido, l’uomo, il diggèi, il politico con più preferenze di tutto il Nord Italia, miracolato dal tocco portafortuna del Sola, adesso passeggia inquieto nel limbo dei trombati a braccetto dell’ombra di Nichi Vendola. Cioè insomma a dire che l’ha preso riccamente nel culo.
Ciao Roberto, a noi piace ricordarti così, allegro, ancora pieno di speranze e circondato da amici di tutte le età.
(E mi raccomando, la prossima volta che il Sola s’offrirà di darti comunicativamente una mano, fa’ tesoro dell’esperienza: da un lato, con cortesia, “Ma no Enrico, no, davvero, grazie”, dall’altro, con energia, doppia mano sui coglioni e bestemmione apotropaico).
3 weeks ago
In cuccia, con la coda lunga tra le gambe, a mordicchiarsi amabilmente lo scroto
Giovani menti malleabili che siete il futuro del web italiano, non date retta a Mister Centomilavisitatoriunicialmese (sempre che riusciate a orientarvi nel suo ragionare come al solito astratto, privo di esempi cogenti e pieno zeppo di pali, frasche e non sequitur).
I blog non sono quello che dice lui. Quello che dice lui, il blog come fatale cuccia intimistica e impressionistica dove rimanere eterni fanciullini cazzeggianti (a dispetto della canutaggine e delle collaborazioni giornalistiche raccattate via blog un po’ qui un po’ là e degli inviti ad ennemila convegni e degli opinionismi mediatici elargiti a piene mani) è, in partenza, solo la sua personale e lecitissima poetica da coniglio mannaro delle lettere digitali.
Il problema è che, nello svolgimento teorico del post, egli trascende e trasfigura tale poetica assurgendola ad essenza generale del bloggare, di seguito avventurandosi in esilaranti e a tratti grotteschi confronti colle essenze del giornalismo e in tanto speciose quanto superflue distinzioni tra notizia e post, dalla coloritura vagamente beckettiana.
Mantellini, assumendo il suo particolare a carattere generale, compie cioè un’operazione squisitamente ideologica. L’ennesima dell’internet nostrana, la miliardesima. Perché prim’ancora che i blog italiani avessero prodotto meno che una scorreggia, gli ideologi del bloggare furoreggiavano. Si può dire che il contenuto più maturo che i blog italiani abbiano prodotto ad oggi siano, giustappunto, “dichiarazioni pseudoscientifiche ma in realtà del tutto ideologiche sul significato di bloggare, altrimenti note come segoni a due mani”. In seconda battuta, le festicciole. In terza battuta, il piccolo istintivo sistema di potere/visibilità dei blogroll e delle classifiche. In quarta, distanziati di parecchie lunghezze, contenuti vagamente accessori.
Non so se sia corretto affermare che il grande male della blogosfera italiana sia l’ideologia del bloggare: quello che è certo, però, è che ci ha letteralmente sminuzzato i coglioni. Ma non alla julienne: proprio tritati fini fini.
E allora, miei giovani amici, mollate lì i trombonauti dell’accademia dell’internet alle loro asfissie ricorsive, toglietevi le ragnatele di dosso, inspirate profondamente, e seguite me per un attimo sulla luminosa via della semplicità.
Che cos’è un blog?
E’ un ottimo contenitore web di scrittura, precipuamente, e poi anche di immagini e suoni.
Perché ottimo?
Perché permette con semplicità d’uso di organizzare e presentare i vostri contenuti in una forma editoriale flessibile, personalizzabile e potenzialmente molto efficace. E, con altrettanta semplicità ed efficacia, permette di relazionare i vostri contenuti ad altri contenuti presenti in rete.
E allora, veniamo al dunque: che cosa può fare o essere un blog?
Semplice e basico: può fare o essere tutto ciò che può fare o essere la scrittura, precipuamente, o che possono fare o essere le immagini e i suoni.
Limitandosi alla scrittura, un blog può contenere (con le dovute ricadute metafisiche in termini di fare ed essere): elogi di figa, diariucci scritti coi piedi, diari scritti bene, chat, deliri giovanilistici in lingua sms, sbocchi umorali sgrammaticati, vertiginosi affacci sugli abissi dell’io, elogi di figa, editoriali pretenziosi, editoriali di gran lunga migliori di quelli del corriere della sera, l’ampia gamma del ridicolo involontario, puntute inchieste giornalistiche, poesie, elogi di figa, cori da stadio, recensioni, dritte, racconti, letteratura, impressioni, paranoie, battute, notizie, elogi di figa, reportage, disinformazione, propaganda, satira, elogi di figa (continua). Insomma la scrittura, nella sua infinita varietà di forme e registri.
La cosa è di una banalità imbarazzante, ma pare proprio che sia necessario ricordarlo: la scrittura può essere la cosa più inoffensiva, privata, informe e marginale del mondo, ma anche uno spadone che quel mondo lo spacca in due. Nel mezzo, innumerevoli gradi intermedi di intensità. E nulla, ma davvero nulla se non la vostra indole e le vostre capacità ed eventualmente il dar retta alle cazzate di Mantellini, impedisce che lo stesso sia per i blog che quella scrittura contengono.
“Abiituarsi ad una fisiologica marginalità è secondo me uno degli insegnamenti da far propri quando si scrive un blog personale”, ci pedagogizza il Mantellini, acciambellato in cuccia a mordicchiarsi amabilmente lo scroto.
Accomodatevi accanto a lui, se vi va, ma abbiate ben presente che si tratta di una mera scelta personale, e non di un diktat ontologico determinato dal dispositivo blog in quanto tale.
Se invece, all’altro estremo, col blog volete provare ad informare, influire, cambiare, dare alle fiamme, ricostruire, assaporando le gioie dei superpoteri della scrittura (e delle immagini, e dei suoni), non ci sono ostacoli. No, davvero, pensateci un attimo: non ci sono ostacoli.
4 weeks ago