E’ da ieri che continuo a pensare a Matteo Lazzaro, a questo universitario ventiquattrenne (misteriosamente promosso da due giorni in prima pagina dal Corriere della Sera; di certo c’è che fra breve ce lo ritroveremo candidato per la Lega a qualcosa, che uno spot così va premiato) il quale ogni sera, accocolato e tremante nella buia taverna seminterrata della sua villetta in un qualche hinterland nordico, illuminato solo dai baluginii bluastri di un lcd a 36 pollici (sì, esatto, è la famosa taverna di Platone), cade preda del profondo terrore (profondo. terrore.) che la sua civiltà (civiltà.) venga spazzata via come accadde ai Romani (i Romani?).
E allora, per scongiurare la venuta di un nuovo medioevo, che fa il nostro piagnucoloso cucciolone nordico? Tra un esame universitario e una puntata di Voyager, dà il suo voto convinto a Borghezio e Calderoli, cioè a gente che anche lei scongiura il medioevo ma perché troppo radical chic, roba tipo Capalbio per intenderci. Molto meglio il IV secolo avanti Cristo. Allora sì che si stava bene. Figa a pecorina. Niente negri. Burp. Prot. Sbonk.
Non riesco a togliermelo dalla testa. Lui. I suoi occhioni vitrei. L’università. I libri. La villetta. Il profondo terrore. Borghezio. I Romani. E il dubbio - serio, non ironico - m’assale: ma non sarà che per risolvere la famosa questione nordica, prim’ancora che di iniziative di ordine sociale, culturale o economico, ci sia bisogno più che altro di abbondanti benzodiazepine?
3 months ago



