July 17, 2009

(Poi non so a Berlusconi, ma a me il criterio meritocratico piace molto farmelo succhiare).

Le ragù c’est moi

Le ragù c’est moi

July 15, 2009
Eroi del Buzz o Word of Mouth Marketing: Achille Lauro
Il povero Gianluca Diegoli, che si trova cuciti addosso gli ingrati panni di guru con annessa Sindrome del Mantellini, a parlar chiaro proprio non gliela fa, e allora vediamo di aiutarlo.
Da un lato ampie schiere di fancazzisti lobotomizzati e straccioni col palmo perennemente teso, dall’altro un manipolo di mentecatti (ma un panorama di QI sottozero li fa sentire gatti e volpi cibernetici) che, senza essere sommersi da maree di risate e risacche di vaffanculo, assumono* e retribuiscono in merce volantinatori digitali per fare pubblicità volgaruccia, stantia e qualsiasi (per di più, fatalmente, per prodotti particolarmente idioti) glassando però il tutto con parole d’ordine tipo onestà, sincerità, spontaneità, libertà, etica: eccola la nuova frontiera della pubblicità, in diretta dai fori boari d’un par di secoli fa.
*“lavora con noi!” s’intitola sintomaticamente, alla facciazza della dea spontaneità, l’url del post di chiamata all’affiliazione di una di queste miserevoli agenzie di casting per aspiranti uomini-sandwich.

Eroi del Buzz o Word of Mouth Marketing: Achille Lauro

Il povero Gianluca Diegoli, che si trova cuciti addosso gli ingrati panni di guru con annessa Sindrome del Mantellini, a parlar chiaro proprio non gliela fa, e allora vediamo di aiutarlo.

Da un lato ampie schiere di fancazzisti lobotomizzati e straccioni col palmo perennemente teso, dall’altro un manipolo di mentecatti (ma un panorama di QI sottozero li fa sentire gatti e volpi cibernetici) che, senza essere sommersi da maree di risate e risacche di vaffanculo, assumono* e retribuiscono in merce volantinatori digitali per fare pubblicità volgaruccia, stantia e qualsiasi (per di più, fatalmente, per prodotti particolarmente idioti) glassando però il tutto con parole d’ordine tipo onestà, sincerità, spontaneità, libertà, etica: eccola la nuova frontiera della pubblicità, in diretta dai fori boari d’un par di secoli fa.


*“lavora con noi!” s’intitola sintomaticamente, alla facciazza della dea spontaneità, l’url del post di chiamata all’affiliazione di una di queste miserevoli agenzie di casting per aspiranti uomini-sandwich.

July 14, 2009
June 25, 2009
Logoterapia freudiana

Logoterapia freudiana

June 23, 2009

Augusto, troia sua non ti conosco.

June 17, 2009
Spiegare la Seconda Repubblica ai nostri nipoti sarà pressoché impossibile. Suggerisco di provare adducendo un tentativo di panspermia aliena.

Spiegare la Seconda Repubblica ai nostri nipoti sarà pressoché impossibile. Suggerisco di provare adducendo un tentativo di panspermia aliena.

June 10, 2009

(Non ricordo più com’eravamo rimasti: a chi è che tocca l’ingrato compito di dire a Gianluca Neri, dopo mesi di lavoro e ventidue capitoli, che la sua Guida galattica ai dialoghi farraginosi sta un gradino al di sotto del Grande elenco telefonico di Milano (volume A-L) in quanto a divertimento e virtù letterarie?)

Non so, magari se è Clippy a suggerirglielo, gli italiani ci arrivano.

Non so, magari se è Clippy a suggerirglielo, gli italiani ci arrivano.

Visto che siamo in periodo di restyling di loghi istituzionali, ho deciso di dare il mio contributo da bravo cittadino coscienzioso.
Un trust di creativi, di là nel tinello, sta lavorando sul payoff. La traccia di partenza era:
Rai. Il nostro trapano a percussione, il vostro culo.
ma data la ridondante sovrapposizione semantica con la significanza iconica del logo, s’è deciso di percorrere strade più avventurose. Di seguito le proposte attualmente sul tavolo.
Rai. La vostra IRPEF, le nostre troie.
-
Rai. Two girls one canone.
-
Rai. Ao’, ma ‘sta cosa che sgobbate per pagacce un centone all’anno che ce servirà per procacciare mignotte, costruire ‘a piscina de Bbruno Vespa e riempivve er cervello de mmerda manipolatoria, servilismo, censura, culi e pubblicità ha der miracoloso! [Note: ok dialetto che fa presa ma troppo lungo, tagliare]
-
Rai. La vostra passività, il nostro Klondike. [Note: si, mo’, Klondike. O cambiare la metafora geografica, o cestinare]
-
Rai. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso…
-
Rai. Cazzo apri gli scuri a fare che là fuori è pieno di negri. Dai su, fai il bravo e torna a sedere che ora s’aprono i pacchi.
-
Rai. Ti facciamo vedere parecchia figa umiliata, dunque non ti puoi lamentare.
-
Rai. Ormai è troppo tardi per spegnere il televisore. Guardati: sei un coglione frustrato impotente. Se spegni il televisore, diventi un serial killer. [Note: ehi ehi ehi, cominciamo ad esserci! “Se spegni la tv diventi un serial killer”: questo sì che funziona!]

Visto che siamo in periodo di restyling di loghi istituzionali, ho deciso di dare il mio contributo da bravo cittadino coscienzioso.

Un trust di creativi, di là nel tinello, sta lavorando sul payoff. La traccia di partenza era:

Rai. Il nostro trapano a percussione, il vostro culo.

ma data la ridondante sovrapposizione semantica con la significanza iconica del logo, s’è deciso di percorrere strade più avventurose. Di seguito le proposte attualmente sul tavolo.

Rai. La vostra IRPEF, le nostre troie.

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Rai. Two girls one canone.

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Rai. Ao’, ma ‘sta cosa che sgobbate per pagacce un centone all’anno che ce servirà per procacciare mignotte, costruire ‘a piscina de Bbruno Vespa e riempivve er cervello de mmerda manipolatoria, servilismo, censura, culi e pubblicità ha der miracoloso! [Note: ok dialetto che fa presa ma troppo lungo, tagliare]

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Rai. La vostra passività, il nostro Klondike. [Note: si, mo’, Klondike. O cambiare la metafora geografica, o cestinare]

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Rai. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso non esiste, e quando esiste è criminale. Il dissenso…

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Rai. Cazzo apri gli scuri a fare che là fuori è pieno di negri. Dai su, fai il bravo e torna a sedere che ora s’aprono i pacchi.

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Rai. Ti facciamo vedere parecchia figa umiliata, dunque non ti puoi lamentare.

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Rai. Ormai è troppo tardi per spegnere il televisore. Guardati: sei un coglione frustrato impotente. Se spegni il televisore, diventi un serial killer. [Note: ehi ehi ehi, cominciamo ad esserci! “Se spegni la tv diventi un serial killer”: questo sì che funziona!]

June 9, 2009
Pliiiz elp auar cauntri
(Quanto al sapere chi sia il genio grafico che ha realizzato un lens flare che sembra il Rolex di Sauron, appoggio in pieno le ipotesi di causacrisi, ché il Casoria’s Touch mi pare inconfondibile. Anzi, le spingo pure un po’ più in là: e se il logo l’avesse realizzato proprio “la piccola grafica” di Portici per il suo “papino putativo”?)

Pliiiz elp auar cauntri

(Quanto al sapere chi sia il genio grafico che ha realizzato un lens flare che sembra il Rolex di Sauron, appoggio in pieno le ipotesi di causacrisi, ché il Casoria’s Touch mi pare inconfondibile. Anzi, le spingo pure un po’ più in là: e se il logo l’avesse realizzato proprio “la piccola grafica” di Portici per il suo “papino putativo”?)

Secondo un’indagine del Censis, durante la campagna elettorale il 69,3% degli elettori ha formato la sua scelta attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali. I Tg restano il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1%).

Spe’, com’era? Ah sì, “e basta con ‘sta storia del conflitto di interessi! Basta con ‘ste televisioni! Berlusconi vince perché sa parlare al paese!* Dobbiamo recuperare il contatto con la base!**”.

* In foto: Berlusconi mentre parla al paese.


** “Recuperare il contatto con la base”, nel linguaggio dei sempre più numerosi cosi di sinistra postmoderni che ormai Berlusconi ce l’hanno mutageno nel dna, significa generalmente robe tipo “dovremmo, come dire, in certa qual misura, nel rispetto delle regole eh, prender per buono l’agenda setting costruito dalle tv berlusconiane in sinergia con le sempre servizievoli questure e linciare un po’ anche noi il negro”.

Tina perdonami, ma è solo per rendersi meglio conto.

Tina perdonami, ma è solo per rendersi meglio conto.

Proletariato: il Quarto Stadio

Proletariato: il Quarto Stadio

June 8, 2009
Era un uomo.
Un candidato.
Un diggèi.
Un amico di noi ggiovani.
Un selfmade man con un passato in Publitalia, ehm, ma anche un compagno che voleva riportare la sinistra nella sinistra da sinistra. Era nientepopodimeno che il politico che “ha preso più preferenze nel Centrosinistra in tutto il Nord Italia” alle penultime amministrative. Era anche il vicepresidente del consiglio regionale piemontese: insomma un diggèi, ma anche uno che avercelo come amico può tornare utile, eh.
Era tutto questo. Aveva grandi aspettative. L’Europa ormai era sua. Era lì. Era a un soffio.
Poi però è arrivato Enrico Sola, aka Suzukimaruti,  a scassare il cazzo a mezza internet coi suoi endorsement raffinatissimi in stile Chef Tony, misteriosamente disseminati di tanto petulanti quanto spocchiose palate di merda su Sinistra e Libertà. E l’operato del diabolico Gianduja degli spin doctors non tardava a sortire i suoi effetti: Placido, sebbene fosse ignoto ai più, cominciava a stare fatalmente sulle palle, mentre i simpatizzanti per Nichi Vendola si moltiplicavano come criceti in amore.
Poi è finito il tempo delle chiacchiere, ed è venuto quello delle urne.
E Roberto Placido, l’uomo, il diggèi, il politico con più preferenze di tutto il Nord Italia, miracolato dal tocco portafortuna del Sola, adesso passeggia inquieto nel limbo dei trombati a braccetto dell’ombra di Nichi Vendola. Cioè insomma a dire che l’ha preso riccamente nel culo.
Ciao Roberto, a noi piace ricordarti così, allegro, ancora pieno di speranze e circondato da amici di tutte le età.
(E mi raccomando, la prossima volta che il Sola s’offrirà di darti comunicativamente una mano, fa’ tesoro dell’esperienza: da un lato, con cortesia, “Ma no Enrico, no, davvero, grazie”, dall’altro, con energia, doppia mano sui coglioni e bestemmione apotropaico).

Era un uomo.

Un candidato.

Un diggèi.

Un amico di noi ggiovani.

Un selfmade man con un passato in Publitalia, ehm, ma anche un compagno che voleva riportare la sinistra nella sinistra da sinistra. Era nientepopodimeno che il politico che “ha preso più preferenze nel Centrosinistra in tutto il Nord Italia” alle penultime amministrative. Era anche il vicepresidente del consiglio regionale piemontese: insomma un diggèi, ma anche uno che avercelo come amico può tornare utile, eh.

Era tutto questo. Aveva grandi aspettative. L’Europa ormai era sua. Era lì. Era a un soffio.

Poi però è arrivato Enrico Sola, aka Suzukimaruti,  a scassare il cazzo a mezza internet coi suoi endorsement raffinatissimi in stile Chef Tony, misteriosamente disseminati di tanto petulanti quanto spocchiose palate di merda su Sinistra e Libertà. E l’operato del diabolico Gianduja degli spin doctors non tardava a sortire i suoi effetti: Placido, sebbene fosse ignoto ai più, cominciava a stare fatalmente sulle palle, mentre i simpatizzanti per Nichi Vendola si moltiplicavano come criceti in amore.

Poi è finito il tempo delle chiacchiere, ed è venuto quello delle urne.

E Roberto Placido, l’uomo, il diggèi, il politico con più preferenze di tutto il Nord Italia, miracolato dal tocco portafortuna del Sola, adesso passeggia inquieto nel limbo dei trombati a braccetto dell’ombra di Nichi Vendola. Cioè insomma a dire che l’ha preso riccamente nel culo.

Ciao Roberto, a noi piace ricordarti così, allegro, ancora pieno di speranze e circondato da amici di tutte le età.

(E mi raccomando, la prossima volta che il Sola s’offrirà di darti comunicativamente una mano, fa’ tesoro dell’esperienza: da un lato, con cortesia, “Ma no Enrico, no, davvero, grazie”, dall’altro, con energia, doppia mano sui coglioni e bestemmione apotropaico).