June 6, 2009

In cuccia, con la coda lunga tra le gambe, a mordicchiarsi amabilmente lo scroto

Giovani menti malleabili che siete il futuro del web italiano, non date retta a Mister Centomilavisitatoriunicialmese (sempre che riusciate a orientarvi nel suo ragionare come al solito astratto, privo di esempi cogenti e pieno zeppo di pali, frasche e non sequitur).

I blog non sono quello che dice lui. Quello che dice lui, il blog come fatale cuccia intimistica e impressionistica dove rimanere eterni fanciullini cazzeggianti (a dispetto della canutaggine e delle collaborazioni giornalistiche raccattate via blog un po’ qui un po’ là e degli inviti ad ennemila convegni e degli opinionismi mediatici elargiti a piene mani) è, in partenza, solo la sua personale e lecitissima poetica da coniglio mannaro delle lettere digitali.

Il problema è che, nello svolgimento teorico del post, egli trascende e trasfigura tale poetica assurgendola ad essenza generale del bloggare, di seguito avventurandosi in esilaranti e a tratti grotteschi confronti colle essenze del giornalismo e in tanto speciose quanto superflue distinzioni tra notizia e post, dalla coloritura vagamente beckettiana.

Mantellini, assumendo il suo particolare a carattere generale, compie cioè un’operazione squisitamente ideologica. L’ennesima dell’internet nostrana, la miliardesima. Perché prim’ancora che i blog italiani avessero prodotto meno che una scorreggia, gli ideologi del bloggare furoreggiavano. Si può dire che il contenuto più maturo che i blog italiani abbiano prodotto ad oggi siano, giustappunto, “dichiarazioni pseudoscientifiche ma in realtà del tutto ideologiche sul significato di bloggare, altrimenti note come segoni a due mani”. In seconda battuta, le festicciole. In terza battuta, il piccolo istintivo sistema di potere/visibilità dei blogroll e delle classifiche. In quarta, distanziati di parecchie lunghezze, contenuti vagamente accessori.

Non so se sia corretto affermare che il grande male della blogosfera italiana sia l’ideologia del bloggare: quello che è certo, però, è che ci ha letteralmente sminuzzato i coglioni. Ma non alla julienne: proprio tritati fini fini.

E allora, miei giovani amici, mollate lì i trombonauti dell’accademia dell’internet alle loro asfissie ricorsive, toglietevi le ragnatele di dosso, inspirate profondamente, e seguite me per un attimo sulla luminosa via della semplicità.

Che cos’è un blog?

E’ un ottimo contenitore web di scrittura, precipuamente, e poi anche di immagini e suoni.

Perché ottimo?

Perché permette con semplicità d’uso di organizzare e presentare i vostri contenuti in una forma editoriale flessibile, personalizzabile e potenzialmente molto efficace.  E, con altrettanta semplicità ed efficacia, permette di relazionare i vostri contenuti ad altri contenuti presenti in rete.

E allora, veniamo al dunque: che cosa può fare o essere un blog?

Semplice e basico: può fare o essere tutto ciò che può fare o essere la scrittura, precipuamente, o che possono fare o essere le immagini e i suoni.

Limitandosi alla scrittura, un blog può contenere (con le dovute ricadute metafisiche in termini di fare ed essere): elogi di figa, diariucci scritti coi piedi, diari scritti bene, chat, deliri giovanilistici in lingua sms, sbocchi umorali sgrammaticati, vertiginosi affacci sugli abissi dell’io, elogi di figa, editoriali pretenziosi, editoriali di gran lunga migliori di quelli del corriere della sera, l’ampia gamma del ridicolo involontario, puntute inchieste giornalistiche, poesie, elogi di figa, cori da stadio, recensioni, dritte, racconti, letteratura, impressioni, paranoie, battute, notizie, elogi di figa, reportage, disinformazione, propaganda, satira, elogi di figa (continua). Insomma la scrittura, nella sua infinita varietà di forme e registri.

La cosa è di una banalità imbarazzante, ma pare proprio che sia necessario ricordarlo: la scrittura può essere la cosa più inoffensiva, privata, informe e marginale del mondo, ma anche uno spadone che quel mondo lo spacca in due. Nel mezzo, innumerevoli gradi intermedi di intensità. E nulla, ma davvero nulla se non la vostra indole e le vostre capacità ed eventualmente il dar retta alle cazzate di Mantellini, impedisce che lo stesso sia per i blog che quella scrittura contengono.

“Abiituarsi ad una fisiologica marginalità è secondo me uno degli insegnamenti da far propri quando si scrive un blog personale”, ci pedagogizza il Mantellini, acciambellato in cuccia a mordicchiarsi amabilmente lo scroto.

Accomodatevi accanto a lui, se vi va, ma abbiate ben presente che si tratta di una mera scelta personale, e non di un diktat ontologico determinato dal dispositivo blog in quanto tale.

Se invece, all’altro estremo, col blog volete provare ad informare, influire, cambiare, dare alle fiamme, ricostruire, assaporando le gioie dei superpoteri della scrittura (e delle immagini, e dei suoni), non ci sono ostacoli. No, davvero, pensateci un attimo: non ci sono ostacoli.