Enrica Garzilli, la donna che non andava oltre al secondo paragrafo (e che forse - sì lo so, ogni cinque minuti ci ricorda che leièstataaHarvard, però difficile spiegarselo altrimenti - non sapeva leggere l’inglese) (a meno che non sia una deliberata falsificazione per attrarre traffico e attenzione, ma ci rifiutiamo di crederlo)
Inghilterra. La legge della Sharia irrompe nel sistema giudiziario. Cinque corti islamiche sono state fondate nelle città di Londra, Birmingham, Bradford e Manchester e Nuneaton, nella contea di Warwickshire.
La cosa grave è che il governo, tramite l’Alta corte, ha sanzionato che le loro decisioni possono essere implementate dal sistema giudiziario del paese. Insomma, la legge laica inglese riconosce la validità di una legge religiosa.
Così clamorosamente attacca uno degli ultimi post (“Legge islamica: mentre Londra piange etc”) della nostra autorevolissima Garzilli, che poi prosegue parlando di robe indiane (ettepareva) e tirando su un gran casino concettuale.
Notizia davvero clamorosa, passata inosservata sui media nostrani, e che la Garzilli ha tratto da un fondo del Times, correttamente linkato. Dai, per curiosità, leggiamocelo:
There are only seven basic plots in literature. One of them, surely, must be “cry wolf”. Last week, a variation on the “cry wolf” story emerged which, in its long-term impact, threatens to be far more dangerous to Western civilisation than any banking collapse.
Reports emerged that Sharia had been enshrined in English law. According to one newspaper: “Five Sharia courts have been set up in London, Birmingham, Bradford and Manchester and Nuneaton, Warwickshire. The Government has quietly sanctioned that their rulings are enforceable with the full power of the judicial system, through the county courts or High Court.”
Uhm, le corti islamiche, la Sharia, il Warwickshire, l’Alta Corte. Pare esserci tutto.
Però, cazz’è tutto quel riferirsi al cry wolf (al lupo al lupo) che il giornalista fa nel primo paragrafo? Lo si acclara proseguendo nella lettura:
Cue outrage and condemnation. But Muslim organisations dismissed the story as nonsense. And they were backed by the Government. As the Ministry of Justice and Department for Business, Enterprise & Regulatory Reform put it in a joint statement: “Sharia law is not part of the law of England and Wales and the Government has no intention of making any change that would conflict with British laws and values.”
Insomma, è chiaro? Si trattava di un al lupo al lupo, e non è vero una cippa di cazzo che “il governo, tramite l’Alta corte, ha sanzionato che le loro decisioni possono essere implementate dal sistema giudiziario del paese” e che “la legge laica inglese riconosce la validità di una legge religiosa”.
Ovviamente il columnist del Times teme che, come in ogni cry wolf che si rispetti, prima o poi il lupo arrivi davvero, e di ciò parla nel prosieguo dell’articolo, dei rischi cioè connessi al tollerare questa specie di giudici di pace su base etnica (di questo si tratta) che svolgono arbitrati su dispute tra privati che non hanno rilevanza penale.
Non così la nostra Enrica Garzilli che invece dà tutto per già fatto: la Sharia riconosciuta dalla legge inglese, le Corti Islamiche al potere, e prossimamente anche Amy Winehouse col burqa.
Garzilli che pontifica di autorevolezza o meno dei blogger, di giornalismo e di annessi e connessi un giorno sì e l’altro pure, salvo poi non (saper) leggere nemmeno le fonti su cui basa i suoi post, diffondendo così clamorose boiate a beneficio del nostro sollazzo e del suo traffico da motori di ricerca.
4 years ago